L’atelier è per definizione il laboratorio di un artigiano. Ma ben presto divenne un termine che prese spazio nel campo delle arti. Per estensione, infatti, atelier indica lo studio nel quale lavora un artista, realizzando e poi conservando le proprie tele, sorrette da cavalletti. L’atelier  è stato il luogo di lavoro più comune per i pittori e scultori europei dal medioevo fino al diciannovesimo secolo, quando a fine dell’Ottocento venne contrapposta alla pittura “en plein air”, ovvero praticata all’aperto, l’unica ammessa da artisti del calibro di Monet perché era l’unico modo per cogliere ogni particolare sfumatura di luce naturale, oltre che più comoda per la realizzazione di paesaggi.

C’è un momento ben preciso, in cui i materiali, colori e le sperimentazioni sono usciti dai laboratori dei pittori, degli artisti e degli stilisti per entrare negli studi di progettazione degli architetti: ad imprimere questo passaggio è Picasso, raccontando al mondo la nuova svolta dell’arte moderna. Sua è l’idea di far entrare un oggetto o un “materiale” in un’opera d’arte: l’artista iniziò a produrre quadri inserendo e utilizzando nelle tele pezzi di lamiera di zinco, stagno, pietre, colla, corda, esaltando così la potenza propria dell’assemblaggio visivo e materico degli elementi.

Con il passare degli anni, anche i progettisti-design venivano formati entrando in stretto contatto con i materiali, le essenze e i colori, in appositi ambienti, magazzini e laboratori: si progettava finalmente in un atelier.

Un atelier non è uno spazio espositivo, ma è un contenitore creativo e innovativo in cui un architetto, un designatore d’interni, un artista trasforma i materiali che ha raccolto in suggestioni per nuovi idee e progetti.

Ed è proprio questa storia, carica di visione e progettualità, che abbiamo fatta nostra all’interno del nostro nuovo atelier tutto da scoprire.

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